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INTELLIGENZA AFFETTIVA - Paola Tonda PDF Stampa
INTELLIGENZA AFFETTIVA
 
                                      “L’homo rationalis sarebbe il contrario di un angelo”
                                                                                                        Lorenz
 
Definire e misurare l’intelligenza è un interesse che nasce nella prima metà dell’ottocento con la ricerca dell’anatomista Samuel George Morton, che ha il risultato di stabilire una chiara gerarchia fra le razze studiando i crani; la razza con i cervelli più grandi sarà anche la più intelligente. I suoi risultati spiegano che i bianchi dominano il mondo perché sono i più intelligenti. I dati di Morton vengono analizzati e si scopre che tra i tanti errori, ce n’è uno principale: più si è alti e più grande è in media il cranio. La teoria di Morton condannava anche le donne ad un’indiscutibile inferiorità intellettuale.
 
Con il positivismo di fine ottocento c’è un forte interesse a trovare come misurare direttamente l’intelligenza. E’ un’epoca in cui si prova a misura un po’ tutto e quindi si fonda anche la psicometria. Figura importante è Francis Galton uno dei fondatori della statistica. Si dedica anche a metodi per misurar la bellezza e la noia. Misurare è l’imperativo, più che chiarire che cosa si stia misurando.
 
Sono questi studi che hanno la paternità del quoziente di intelligenza.
Alfred Binet ha confezionato uno dei primi test, che è stato aggiornato molte volte, ma che pare assodato corrisponda soltanto alla misurazione della probabilità di successo scolastico e fa riferimento unicamente alle capacità cognitive. Purtroppo è stato utilizzato spesso per affermare delle inferiorità.
 
L’intelligenza quindi è la prestazione scolastica?
 
Per quanto l'intelligenza sia stata a lungo studiata da una moltitudine di ricercatori, si è ancora lontani dall'aver raggiunto un consenso unanime su una definizione capace di fissarne le caratteristiche di maggior rilievo. Senza pretendere di dire l'ultima parola in merito, si può comunque affermare che l'intelligenza, in un'ottica evoluzionistica, è intesa come la comprensione che migliora l'adattamento all'ambiente.
 
La parola intelligenza deriva dal latino intelligĕre, "capire"; la parola latina, secondo alcuni, deriverebbe a sua volta dalla contrazione dell'avverbio intus e del verbo legĕre, significando dunque "leggere - dentro", ovvero "leggere oltre la superficie", comprendere davvero, comprendere le reali intenzioni; secondo altri, l'avverbio sarebbe invece inter, "tra", suggerendo quindi la capacità di "leggere tra le righe", di collegare elementi precedentemente separati e di stabilire delle correlazioni tra elementi.
 
Da un'idea iniziale di intelligenza come competenza generale, monolitica, capace di esprimersi in forme diverse, ma riconducibile a un unico fattore di base, si è passati a poco a poco a una concezione che attribuisce un'indipendenza anche notevole alle diverse componenti.
 
Una classificazione recente e ormai famosa è quella dello psicologo Howard Gardner, il quale individua ben 7 macro-raggruppamenti di intelligenza: l'intelligenza linguistica, l'intelligenza logico-matematica, l'intelligenza spaziale, l'intelligenza musicale, l'intelligenza cinestetica, l'intelligenza inter/intra-personale e l'intelligenza naturalistica.
 
Negli ultimi anni, accanto alle tradizionali manifestazioni riconosciute all'intelligenza, ha acquisito progressivamente grande importanza quella che viene definita intelligenza emotiva, ossia la capacità di comprendere e di utilizzare al meglio i vissuti interiori, propri e quelli degli altri, che si traduce in una maggiore fiducia in se stessi, adattabilità ed empatia: tutti fattori che contribuiscono al successo sociale. Daniel Goleman, psicologo e giornalista statunitense, è stato l’autore di libri molto conosciuti che hanno svolto una grande opera di divulgazione e di sintesi di ricerche soprattutto di università anglo/americane che hanno dato questo apporto.

 
Questo orientamento sembrerebbe essere confermato anche su un piano prettamente neurofisiologico. Gli studi effettuati dal neurologo portoghese Antonio Damasio dimostrerebbero che la maggior parte delle nostre scelte e decisioni non sono il risultato di una attenta disamina razionale dei pro e dei contro relativi alle diverse alternative possibili. In molti casi, infatti, le facoltà razionali verrebbero affiancate dall'apparato emotivo, il quale costituirebbe una sorta di "percorso abbreviato", capace di farci raggiungere una conclusione adeguata in tempi utili. La componente emotiva coinvolta nelle decisioni sarebbe anzi determinante nei casi in cui queste riguardano la nostra persona o coloro che ci sono vicini. A riprova delle sue tesi, Damasio riporta i casi di alcuni pazienti che, in seguito a danni neurologici subiti in determinate zone cerebrali, erano divenuti completamente incapaci di prendere una decisione, pur essendo perfettamente in grado di effettuare una valutazione corretta di tutti i fattori implicati.
 
Il neurologo Giacomo Rizzolatti è il coordinatore del gruppo di scienziati che ha scoperto l'esistenza dei neuroni specchio, cellule motorie del cervello che si attivano sia durante l'esecuzione di movimenti finalizzati, sia osservando simili movimenti eseguiti da altri individui. Tale scoperta pone una base fisiologica all'empatia. Dimostra che la comprensione dell’altro avviene attraverso una simulazione diretta: attraverso la percezione, non con il pensiero. Le nostre menti non sono organi isolati, ma in rete.
 
Rolando Toro
La storia ha ampiamente dimostrato, secondo Rolando Toro, che l’intelligenza razionale non è garanzia di comportamenti non distruttivi verso gli altri esseri umani o verso se stessi e il mondo. Rolando Toro, a conferma di questa tesi, portava l’esempio dei gerarchi nazisti che avevano un Q.I. alto e hanno pianificato lo sterminio più grande e più crudele che il genere umano ha mai conosciuto.
 
Per confermare la tesi riporto anche l’esempio di Gooth, l’autore riconosciuto quale il teorico della guerra santa islamica e degli attacchi suicidi, che è un sociologo che ha viaggiato e studiato negli USA. Gardner e Damasio dimostrano l’influenza delle emozioni sulle capacità cognitive.
 
Rolando Toro distingueva con rigore l’intelligenza emotiva e l’intelligenza affettiva di cui lui parlava. L’obiettivo del Sistema Biodanza, da lui creato, non sono le emozioni che si producono nella sua metodologia, ma l’evoluzione delle stesse verso i sentimenti.
 
Rifletto sul mondo della pubblicità, creato da persone indubbiamente intelligenti, con raffinate cognizioni sul mondo emotivo che “usano” per vendere un detersivo, per esempio, spesso assolutamente inutile, che inquina le acque del nostro pianeta, nel peggiore dei casi, prodotto in paesi dove si costringono i bambini a lavorare in condizioni disumane.
 
L’intelligenza affettiva di Rolando Toro
 
 L’intelligenza affettiva non è un tipo di intelligenza, perché l’affettività è un fattore che integra e dà struttura alle forme differenziate di intelligenza. L’affettività è la fonte comune delle varie espressioni intelligenti.
 
 l’intelligenza diventa uno strumento del cuore, l’intelligenza è orientata dall’affettività
 
 l’integrazione dell’intelligenza con l’affettività nelle sue diverse espressioni solidarietà, compassione, sentimento etico ecc.
 
 l’intelligenza si basa sulla percezione, la relazione tra percezione e affettività è evidente.
 
Rolando Toro ritiene inoltre che esista un’intelligenza cosmica: che per gli esseri viventi è l’istinto, vale a dire l’innata capacità di risposta a stimoli per facilitare l’adattamento e la conservazione della vita.
L’intelligenza affettiva è partecipare, appartenere e connettersi all’istinto.
La danza di integrazione dei 3 centri, quello istintivo, quello affettivo e quello cognitivo, proposta in Biodanza, è la proposta vivenciale più precisa in questo senso.
 
Affettività è la potenzialità umana che ci unisce, che stabilisce i vincoli tra noi e gli altri, che ci fa partecipi; attraverso di essa possiamo sviluppare anche la trascendenza nella quale sentiamo di far parte della vita nella sua totalità.
La connessione profonda con la vita fa sì che risolviamo, utilizzando tutta/e l’intelligenza/e, i problemi della vita con la vita. Non scendendo a compromessi con chi la distrugge.
 
Con Rolando Toro lo studio dell’intelligenza compie quindi un’ulteriore evoluzione. Questo studio nasceva per creare gerarchie tra gli uomini, ora si integra con l’affettività e infonde la speranza di risolvere i problemi del pianeta, proponendo una svolta che possa fermare la distruzione che un’intelligenza svincolata dalla protezione della vita sta da tempo producendo.
 
A cura di Paola Tonda
co-direttrice della Scuola di Biodanza di Torino
 


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